EMANUELE VERDURA….ci racconta

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Si é svolto oggi, nei locali della Scuola Media “Mario Nuccio”, l’incontro con Emanuele Verdura, autore del libro di narrativa che le classi II hanno letto quest’anno nel corso del I Quadrimestre: “Con gli occhi di un bambino sordo“.

Gentile e affabile, l’autore ha incontrato i ragazzi delle classi II intrattenendosi con loro in una piacevole chiacchierata che ha preso le mosse dalla gioia e dall’arricchimento che derivano dal piacere della lettura: qualcosa di meraviglioso che non si può imporre ma solo far amare, poiché, come dice Daniel Pennac : Il verbo leggere non sopporta l’imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo “amare”, il verbo “sognare”.

Poi, soffermandosi su alcuni passaggi cruciali del libro, ha invitato i ragazzi a commentare e ad esprimere le proprie riflessioni sugli ambienti, sullo sviluppo della trama, sul profilo psicologico dei personaggi e soprattutto sulla figura di Ugo, il protagonista: un bambino sordomuto di 6 anni che vive inizialmente la sua condizione in modo drammatico perché non riesce a trovare un modo per comunicare agli altri il suo mondo interiore. Si sente non amato da un padre-padrone che non accetta la sua disabilità vissuta come una vergogna e che gli preferisce il fratello più grande, schernito dai suoi compagni di scuola che lo provocano o al massimo lo ignorano, trascurato da una maestra che lo guarda come se fosse una palla al piede che le impedisce di svolgere senza intralci il suo lavoro. Ugo affronta momenti terribili, di solitudine e rabbia, ma poi viene salvato da una madre amorevole e intelligente e da un’associazione in cui gli insegnano la L.I.S., la lingua italiana dei segni che lo libera finalmente da questo isolamento.

La delicata tematica ci ha permesso di parlare di sentimenti, tolleranza, dialogo, empatia, inclusione… È stato bello scoprire quanto i nostri ragazzi, anche quelli apparentemente più disinteressati e distratti, siano stati capaci di immedesimarsi fino in fondo in questa storia: in tanti hanno preso la parola, fatto domande, raccontato la propria esperienza, calandosi nei panni del protagonista e vivendo con lui tutte le emozioni: la rabbia, il senso di esclusione, la solitudine, la fuga nell’immaginazione come unica via di scampo.

Infine tutti hanno riconosciuto che, anche se si dispone dell’uso della parola e dell’ascolto, succede ugualmente di entrare spesso in conflitto con gli altri e di non riuscire a comunicare come si vorrebbe: ecco perché c’é un disperato bisogno di “empatia” tra di noi, la necessità che ognuno senta sulla propria pelle quello che sente l’altro per potersi comprendere davvero in profondità.

Le parole più belle, quelle di Giuseppe Mirabile, II A: “Io ho vinto le mie difficoltà grazie ai miei compagni che, non solo mi accettano, ma mi vogliono bene veramente. Loro per me sono un tesoro“. Applausi scroscianti e tanta commozione.

E a cosa serve la lettura di un libro se non a leggere dentro di noi? A voi la risposta…

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